Ristori famiglie sanitari deceduti per Covid-19, CIMO-FESMED lancia petizione e scrive a Mattarella


Ristori alle famiglie dei sanitari deceduti per Covid-19, CIMO-FESMED lancia petizione online e scrive a Mattarella

Il Presidente della Federazione Guido Quici: «Episodio sconcertante. Da CIMO contributo per gli orfani»


Roma, 14 febbraio 2022 - La Federazione CIMO-FESMED ha appreso con sconcerto e indignazione la notizia relativa alla mancata approvazione da parte del Senato della Repubblica del subemendamento al decreto legge sulla proroga dello stato di emergenza che prevedeva la creazione di un fondo da destinare alle famiglie dei medici scomparsi a causa del Covid-19.

«Dinanzi all’ennesimo voltafaccia del Parlamento, incapace di passare dalle parole a riconoscimenti concreti per il personale sanitario, abbiamo deciso di indirizzare una lettera aperta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella speranza di poter ottenere un concreto segnale di vicinanza dello Stato al personale sanitario» dichiara il Presidente della Federazione Guido Quici.

Intanto, è stata lanciata su change.org una petizione, che in poche ore ha già ottenuto centinaia di consensi, per chiedere al Parlamento di provvedere a risarcire adeguatamente non solo le famiglie dei medici morti per Covid-19, ma anche quelle di tutti i sanitari deceduti a causa del virus.

Nei prossimi giorni, inoltre, in occasione della seconda Giornata nazionale del personale sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato, il sindacato CIMO consegnerà al Presidente della Fondazione ONAOSI - Opera Nazionale Assistenza Orfani Sanitari Italiani – quanto raccolto dalla vendita del libro “Giuro di non dimenticare”, un’iniziativa adottata qualche mese fa per garantire un supporto ai figli dei medici che hanno perso la vita lottando contro il Covid-19.

«Nel nostro piccolo vogliamo mostrare quel sostegno tangibile alle famiglie dei tanto acclamati “eroi” negato già ben due volte dalla politica – conclude Quici -. Delle sole parole purtroppo non sappiamo più cosa farcene».



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