COMUNICATO STAMPA CIMO-FESMED


MES O NON MES, IL SSN SI SALVA SOLO CON UNA STRATEGIA NAZIONALE


Per CIMO-Fesmed, il dibattito sui fondi per la sanità deve partire da un piano

che metta al primo posto riforma del lavoro e professionalità


Roma, 13 giugno 2020 - Ultima chiamata per recuperare il nostro servizio sanitario: per CIMO-FESMED il vero problema non è il ricorso o meno al MES, quanto la necessità urgente, discriminante e univoca di affrontare la situazione con una strategia nazionale ben delineata, in cui partire dalla riorganizzazione del lavoro e delle strutture, non da finanziamenti a pioggia spesso avulsi dal sistema e utili solo ai fini propagandistici. La federazione dei medici ospedalieri ha da sempre stigmatizzato l’inadeguatezza del finanziamento del SSN ma, oggi, è fortemente preoccupata che l’utilizzo delle future risorse non siano funzionali ad un sistema che necessita di profondi cambiamenti e che il possibile ricorso al MES si trasformi nel solito “assalto alla diligenza” con sperpero disordinato di fondi pubblici.

“Di cattedrali nel deserto siamo fin troppo pieni – commenta il Presidente Guido Quici - ed è questo il motivo per il quale il ricorso al MES preoccupa non poco perché, alla lunga, potrebbe rilevarsi strumento utile a pochi ma non certo ai cittadini e ai professionisti. Per valutare il rischio, basta osservare come politica e Istituzioni, ben consapevoli dei tagli lineari di questi anni e della fragilità del nostro SSN, hanno affrontato questa emergenza sanitaria con interventi non coordinati, affidandosi spesso alle indicazioni dei numerosi virologi, quelli autonomi e quelli di partito, quelli improvvisati e quelli dell’ultima ora. Abbiamo visto il blocco delle attività ordinarie, la trasformazione di settori o padiglioni ospedalieri in aree Covid e, poi, ingenti risorse per allestire, in fretta e furia, posti letto di terapie intensive: 25 mln per la struttura nella Fiera di Milano, 12 mln a Civitanova nelle Marche, 8 mln all’Ospedale del Mare, 13 mln per il Centro Nazionale di Terapia Intensiva di Modena. Ma non ha alcun senso prevedere una “esplosione” delle terapie intensive senza avere medici, o un manipolo di infermieri di quartiere senza “quartiere”.

CIMO-FESMED richiama dunque Governo, Ministro della Salute e Governatori delle Regioni ad avere prima un’idea di quale sarà la sanità del futuro, intesa come serio impegno nella prevenzione e nella tutela della salute dei lavoratori, valorizzando la sanità del territorio finanziando i LEA, il Piano delle cronicità ed implementando un servizio sanitario proattivo e non di attesa; modernizzando le strutture ospedaliere a partire dall’edilizia, fino alle tecnologie proiettate verso l’intelligenza artificiale, rivedendo la governance dei processi a partire dal ruolo dei professionisti.

La Federazione ritiene che – MES o non MES - il finanziamento del SSN non possa prescindere da due condizioni: un’organizzazione sanitaria con meno autonomia differenziata e più sostenibilità, per seguire le reali esigenze del cittadino di pari accessibilità alle cure, e una vera riforma del lavoro. “Una vera riforma della sanità italiana – sottolinea Quici – deve passare inevitabilmente attraverso una riforma del lavoro e, al pari di Ivan Cavicchi, ritengo che negli ultimi 40 anni la professione medica è stata prigioniera della burocrazia e della medicina amministrata, mentre la perdita del diritto ad una propria autonomia e specificità ha portato ad un livellamento tra i ruoli con inevitabili conflitti di competenze consentendo alla politica di turno di cavalcare l’una o l’altra professione a seconda delle convenienze. La pandemia ha poi definitivamente messo a nudo i pregi e i difetti del nostro servizio sanitario e gli interventi adottati dal Governo e dalle regioni hanno dimostrato i limiti di un’autonomia fin troppo differenziata, scomposta nell’utilizzo delle risorse. Tanto da meritare il richiamo dello stesso Presidente Mattarella a “evitare che conflitti e sovrapposizioni tra istituzioni possano creare inefficienze paralizzanti o aprire pericolose fratture nella società”.

Per non perdere “l’ultima occasione” di riforma del nostro SSN, CIMO-FESMED ritiene urgente uscire dalle gabbie della burocrazia, lavorare affinché i contratti di lavoro diano non solo valore retributivo ma anche professionale, nell’ottica di una vera autonomia e specificità dei ruoli, e prevedere una nuova governance nella rappresentanza e rappresentatività, che veda assegnati al Ministero della Salute e alle regioni un ruolo di assoluta centralità nella definizione dei futuri contratti di lavoro sia per la sanità pubblica che convenzionata.

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