CIMO-FESMED, SU SANITA’ ANCHE ISTAT CERTIFICA FALLIMENTO POLITICHE E DRAMMA CARENZA MEDICI

IGNORATA DAL PNNR, INTERVENTI INSUFFICIENTI E NESSUNA SVOLTA STRUTTURALE

Roma, 24 maggio 2021 - Anche l’Istat oggi certifica come il depauperamento della sanità, i minori investimenti e il sovraccarico di lavoro sui medici, il cui numero è insufficiente, sono stati elementi che hanno aggravato gli effetti della pandemia in Italia. Anche l’Istituto, cui è demandata l’asciutta rilevazione e analisi dei dati ha oggi puntato l’indice - e senza complimenti – contro le dissennate politiche di sottofinanziamento della sanità pubblica. Anche l’Istat ha dovuto ricordare che l’età dei medici e il carico sui medici stessi sono aumentate, che c’è sempre minor forza lavoro in alcune specialità e dunque meno risorse che, oltre a portare ad un numero crescente di assistiti per ogni medico, rendono difficile intervenire a piena tutela della salute soprattutto in condizioni di emergenza.

Come CIMO-FESMED ci preme sottolineare questi punti non tanto per dire che “lo ripetiamo da tempo” quanto perché risulta ancora più abnorme - alla luce delle evidenze – che il “taumaturgico” PNRR abbia dedicato risorse pressoché insufficienti alla sanità e scarsamente finalizzate ad un vero rilancio del SSN. In un momento in cui la “lezione del Covid” e l’opportunità di rilancio attraverso fondi eccezionali avrebbe dovuto dirottare gli impegni verso progetti di cambiamento strutturale, sulla sanità il PNNR si è dimostrato privo di visione riformatrice, non ha affrontato il nodo di un cambiamento che doveva partire dalle fondamenta: risorse sufficienti, più medici e soprattutto nelle specializzazioni necessarie, una governance della sanità nuovamente centralizzata e che metta al centro dei processi organizzativi proprio quei medici e sanitari che ogni giorno gestiscono e davvero conoscono i processi che fanno funzionare davvero un programma sanitario.

Limitandosi a interventi per “potenziare e rilanciare”, il PNRR dimostra di non aver compreso che si può potenziare e rilanciare ciò che di base è correttamente impostato e minimamente funzionate, mentre lo stato delle cose – Istat dixit – è clamorosamente diverso. Al massimo, il PNRR sembra considerare la sanità un “di cui” delle tecnologie, come se il capitale umano – attualmente sotto eccessivo stress e insufficiente rispetto al numero dei pazienti e delle patologie da assistere – fosse un capitolo accessorio per il presente e il futuro.

Se non si cambierà approccio, se non si aumenteranno gli investimenti in sanità, se non si ridisegnerà una governance delle competenze sanitarie e dei fondi, potremo davvero dire che questo PNNR non ha imparato nulla dalla drammatica esperienza collettiva del Covid.