CIMO-FESMED, PNRR IGNORA IMPORTANZA DELLA RISORSA UMANA

Roma, 27 aprile 2021 – Si svolge domani a Roma (ore 11,30, presso l’Hotel Nazionale, Piazza di Monte Citorio) un incontro stampa promosso dall’Alleanza per la professione medica-APM per chiedere il rilancio del settore sanitario in un’ottica anche di PNRR. L’APM è una organizzazione intersindacale composta da ANDI, CIMOP, Federazione CIMO-FESMED, FIMMG, FIMP, SBV e SUMAI, sigle rappresentative di oltre 100.000 tra medici e odontoiatri della dipendenza pubblica e privata, della medicina convenzionata e accreditata nonché della libera professione. La manifestazione vede la Federazione CIMO-FESMED, rappresentativa dei medici della dipendenza, testimoniare la forte volontà di esprimere il grande disagio di una professione che ha pagato un prezzo troppo alto, anche in termini di vite umane per affrontare, con il proprio lavoro, una pandemia dagli esiti devastanti come quella del Covid-19.

Alla vigilia dell’appuntamento, Guido Quici, presidente CIMO-FESMED, parla con i numeri – attuali 367 medici deceduti e migliaia di colleghi contagiati “per non essersi mai sottratti al proprio lavoro e alle proprie responsabilità deontologiche” – per sottolineare che si è di fronte a una professione al servizio dei cittadini, professione che oggi si vede quasi costretta a denunciare l’esistenza di “un PNRR che ‘ignora’ la risorsa umana come elemento imprescindibile per una sanità che dia garanzie ai cittadini”, un PNRR che “si ‘immagina’ di rilanciare e potenziare ciò che poco funziona con finanziamenti limitati alle infrastrutture e tecnologie”.

Un sistema sanitario – aggiunge il presidente della CIMO-FESMED – “molto spesso impegnato a surrogare processi decisionali non sempre coerenti con il contesto sanitario”. E cita a questo proposito i primi dispositivi sanitari di protezione “che hanno favorito l’elevato contagio tra i sanitari”, la gestione dei 1.500 gazebo “primula”, fino “al balletto tra posti letto per decidere i colori delle regioni, alle note vicende su vaccini ed ora sul Green pass. E questo ha comportato che “di fatto pazienti e sanitari hanno pagato il prezzo più alto”. I primi “hanno rinunciato, per un lungo periodo, alla prevenzione e alle cure non Covid per carenza di medici e per problemi organizzativi; i secondi si contano in circa 140.000 contagiati dal virus.

Per Quici “appare evidente che chi lavora quotidianamente negli ospedali, negli studi medici, nelle strutture sanitarie, abbia il diritto di esprimere il proprio disagio ma anche il dovere di formulare proposte concrete affinché i decisori possano davvero tutelare il diritto alla salute dei cittadini”. E come Federazione CIMO-FESMED “riteniamo che il rapporto fiduciario medico-paziente debba rappresentare l’elemento fondante di una sanità al passo con i tempi dove le tecnologie devono essere impiegate in modo appropriato favorendo l’interconnessione tra medici di medicina generale e specialisti ambulatoriali e ospedalieri”.

Quici sottolinea inoltre che “non abbiamo bisogno di strutture intermedie che danno la percezione di poltronifici ed apparati burocratici ma di modelli organizzativi che riducano gli attuali “silos” attraverso una reale integrazione dei processi assistenziali. Non è possibile rivedere il territorio senza una contestuale revisione del DM 70/15 sugli standard ospedalieri che, di fatto, hanno portato ad un indice di posti letto talmente basso da aver messo in crisi tutte le strutture ospedaliere negli ultimi 18 mesi”. Ma “soprattutto abbiamo bisogno di professionisti che recuperino l’autonomia e la centralità del proprio ruolo rispetto alle proprie competenze e abilità professionali acquisite. Noi ci siamo e non ci tiriamo indietro”.